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AlbinoLeffe News   La pulce nell'orecchio

La pulce nell'orecchio
Domenica 19 Ottobre 2008 12:04
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di Cesare Malnati

 

Troppo poca tensione. E così’ l’AlbinoLeffe sceso in campo ieri in casa contro il Vicenza (0-4 il catastrofico risultato) è stato letteralmente dominato da avversari in condizione, che hanno ben presto capito l’antifona. I venti minuti iniziali si sono rivelati d’autentico incubo e un grave errore d’inconcepibile superficialità da parte di Gervasoni ha dato il via alla goleada dei veneti, col raddoppio preceduto da un’altra occasionissima. Reazione ininfluente e poi, subito dopo l’intervallo, definitiva doccia gelata (Bjelanovic sul filo del fuorigioco). Che, infine, il rigore che ha fissato il punteggio (e conseguente ammonizione di Narciso) non ci fosse, poco o nulla interessa.

Un disastro, dunque, vissuto quasi senza opporre resistenza. Attenuanti? Una, ma reale. La perdurante emergenza. Dovendo schierare una formazione pressoché obbligata senza la possibilità di effettuare cambi (a parte Caremi, in panca solo ragazzi), bisogna subire un po’ l’andamento della gara sperando di riuscire a gestirla nella fase d’approccio per uscire eventualmente alla distanza. Ma, proprio per questo, si tratta di stare particolarmente attenti, in quanto, se si mette male nei primi minuti, buonanotte. Ecco perché il voto alla prestazione è quattro. La concentrazione dev’essere al cento per cento. Invece al pronti via i più decisi erano gli ospiti, come se la buona prova offerta (nella stessa situazione di larga indisponibilità di titolari) solo cinque giorni fa col Pisa fosse tranquillizzante pure stavolta. L’emergenza, comunque, quando non è episodica, richiede un approfondimento. Perché così in tanti non sono arruolabili? Però questa non è la sede.

A partita perduta, mister Madonna ha provato una soluzione diversa, inserendo a centrocampo Caremi e spostando Gabionetta dietro a Ruopolo, in luogo di Ferrari. La soluzione di Gabionetta da impiegarsi come trequartista è considerabile per il futuro? Le caratteristiche del brasiliano – che pure s’impegna molto anche sulla fascia, non disdegnando la fase di contenimento – lasciano intendere che il suo vero ruolo sia appunto il rifinitore (o seconda punta), liberato dall’ossessione che il campo, delimitato lateralmente dall’out, gli finisca. In ogni caso, mancando Cellini, al posto di quest’ultimo Ferrari non può funzionare. A Ferrari – un attaccante fisico, che non si risparmia - mancano sia il piede che l’agilità. Questo è un elemento da giudicare come prima punta in una squadra ambiziosa della categoria inferiore: non certo per degradarlo, ma anzi per valorizzarlo.

 

 
 
 
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